SPAZIO ALLA VITA CON IL DECLUTTERING

C’è un rituale che compiamo ogni anno al rientro dalle vacanze, dettato forse dal desiderio di rimettere radici dopo tanto vagabondare: il riordino.

È un gesto istintivo che va oltre il semplice rassettare la casa e che ci spinge a svuotare ogni cassetto per esaminarne il contenuto e selezionare cosa tenere e cosa invece dare via. Insomma, più che una spolverata, una forma permanente di organizzazione che fa filare più liscia la vita quotidiana.

Le case – si sa – hanno la tendenza a riempirsi di oggetti che si rivelano spesso anche di dubbia utilità, finendo per esserci di ingombro più che di conforto. Siamo un po’ tutti colpevoli quando si parla di possedere troppe cose. Quante volte avremo utilizzato lo sbucciamela? Ce lo domandiamo aprendo perplessi la credenza e ritrovandolo dimenticato e nascosto dietro una fila di altri utensili da cucina. Ebbene, a volte occorre prendere scelte drastiche.

Ma diciamoci la verità: è difficile lasciare andare le cose! Questo perché gli oggetti che popolano le nostre stanze spesso non sono soltanto oggetti, ma ricordi. Ma quanti di questi sono realmente ricordi felici? E sopratutto perché avevamo comprato uno sbucciamela? Non lo ricordiamo neppure più… via!

In altri paesi questo esercizio di ordine e pulizia si chiama decluttering e ha una connotazione quasi terapeutica. È infatti un momento di grande analisi interiore e self-control, in cui ci si propone di selezionare unicamente le cose che davvero aggiungono valore alla vita, lasciando andare quelle che hanno altresì esaurito il loro compito.


Alla base di questa pratica c’è la convinzione che, contrariamente all’opinione comune, per incrementare il benessere mentale ed emotivo non occorre aggiungere qualcosa, bensì sottrarla. Siamo propensi a credere che per essere felici occorrano più oggetti, più titoli, più soldi. Eppure il fatto di essere diventati nel corso di mezzo secolo decisamente più ricchi dei nostri nonni non ci ha reso più felici. Semmai più stressati.


Il decluttering in tal senso ci aiuta a ristabilire un giusto equilibrio tra noi e quel che possediamo. Eliminare il superfluo non è perciò sinonimo di privazione, bensì è una liberazione dagli eccessi.

Analizzare periodicamente tutto quel che c’è in casa ci invita inoltre a congedare il passato per aprirci al futuro e a nuove possibilità. In Svezia tale pratica di “congedo” prende il nome di döstädning e consiste nel fare pulizia degli oggetti accumulati durante l’arco della vita, prima che di questo compito gravoso debba occuparsi qualcun altro. Ne racconta Margareta Magnusson.

L'arte svedese di mettere in ordine

“Cos’è quindi il döstädning? Per me significa passare in rassegna tutto quello che ho e decidere in che modo disfarmi della roba che non voglio più. Guardatevi attorno. Molte delle vostre cose probabilmente le avete da così tanto tempo che non le vedete nemmeno più e non attribuite loro alcun valore.”

Eliminare gli oggetti che non servono più – o che non sono mai realmente serviti – ci libera al contempo dallo stress del tenerli in ordine. Rassettare diventa molto più semplice e tornare ad avere spazio libero nei cassetti è quasi un piacere. Finalmente c’è posto anche per noi in casa, non soltanto per le cose.


E allora armiamoci di coraggio e pazienza e facciamo pulizia! L’importante è far sì che questo esercizio non diventi l’occasione per produrre altri inutili rifiuti e che ci renda più coscienziosi nei futuri acquisti. Per questo abbiamo deciso di non gettare nella pattumiera il povero sbucciamela, ma di avvolgerlo nella carta pacchi e portarlo al mercatino. Là fuori, nel mondo, ci saranno di certo altre case pronte ad accoglierlo. E di sicuro non mancherà qualcuno che avrà bisogno di un po’ di aiuto per sbucciare una mela.

PH. LUCA GABRIELE