DOLCE COME IL MARZAPANE

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Casa Marzapane nasce da un sogno rimasto a lungo chiuso in un cassetto, del quale temevo di aver perso la chiave”, ci racconta Manuela. “Ho sempre desiderato aprire la mia casa agli ospiti e ricevere ogni giorno viaggiatori provenienti da tutto il mondo. Già nella mia famiglia c’è un bel mix di tradizioni: mia mamma è siciliana (la regione del marzapane) e mio papà è abruzzese, mentre io e mia sorella Sonia siamo nate a Milano. Ci siamo trasferiti qui, a Chieti, quando io e lei eravamo molto piccole, perciò la nostra infanzia è legata a doppio filo alla campagna e alle tradizioni di famiglia. Trascorrevamo le nostre giornate nei campi con il nonno, oppure in cucina con la nonna che ci insegnava ad impastare il pane e a fare la pasta all’uovo. Il forno a legna, poi, era sempre acceso e non si faceva che sfornare teglie su teglie di biscotti, perché, come diceva la nonna nel suo dialetto, non sia mai arrivi qualcuno! E in effetti casa nostra è sempre stata un via vai di persone e, ad ogni scampanellata, si correva a tirar fuori il servizio buono… piatti, piattini e vassoi, neanche fossimo al Principe di Savoia! Questa riverenza per l’ospite deve esserci in qualche modo rimasta nel sangue, e devo dire che ci è tornata molto utile, quando, anni fa, alla mamma è venuta l’idea di trasformare questa casa in una struttura ricettiva.”

 

Un casale immerso nel verde della campagna, sul colmo di una collina circondata da uliveti e vigne. È questo il panorama mozzafiato che si gode dalla terrazza di Casa Marzapane, con il profilo della Majella all’orizzonte. E tutto intorno uno splendido giardino, con una piscina in legno, un solarium e tanti piccoli angoli in ombra, dove godersi il fresco della sera, riparati dal gelso e da antiche reti, un tempo usate per la raccolta delle olive. All’interno, contrafforti e mura in pietra e mattoni lasciati sapientemente a vista. A terra, porfido e antiche pianelle, e una splendida distesa di parquet Listone Giordano in rovere sbiancato, che dà luce e carattere all’ingresso. E nel salone principale, un imponente camino del Seicento in pietra serena. A dominare è poi il bianco e la luce naturale proveniente dalle grandi finestre, che si aprono sulla terrazza e sul giardino. E poi tanto legno, in un gioco di alternanze fra vecchio e nuovo.

tra rigattieri e tesori di familgia

“Ogni specchio, tavolo, sedia e decoro è frutto di una lunga ricerca. Abbiamo setacciato le case dei nonni e degli zii, che avevano un gusto eccezionale, poi tanti rigattieri e mercatini di zona. La credenza della cucina, ad esempio, era della nonna, che la utilizzava per stipare i legumi, le uova, la farina. La macchina da cucire, invece, era della zia e così anche la bellissima bilancia, che oggi è in cucina, ma che un tempo apparteneva ad un ufficio postale. E poi c’è un bel giradischi sempre in funzione, perciò qui si ascoltano soltanto i vinili di musica jazz degli anni Sessanta, oltre ai Beatles, Tracy Chapman e Norah Jones.”

Tenere in ordine una casa così grande e ricevere, oltretutto, nuovi ospiti ogni giorno deve essere un gran lavoro. Come si svolgono le vostre giornate?

Qui la sveglia suona sempre alle 5:30. Per prima cosa si va al forno a comprare il pane, le brioche calde e i dolci per la colazione. Perciò si esce di casa quando fuori è ancora buio pesto, ma è una gioia vedere l’alba ogni mattina. Poi si prepara la colazione. Ogni cosa dev’essere al posto giusto, con una cura che a volte mi sembra quasi maniacale, ma le piccole accortezze non passano mai inosservate. Aver cura degli ospiti è anche accertarsi che forchetta e coltello siano ben allineati sulla tovaglia. E poi… eccoli finalmente sbucare dalle loro stanze! Alcuni si presentano in pigiama o in vestaglia, e questo per me è indice che si sentono in completa sintonia con la casa. Altri, invece, in giacca e cravatta. Altri ancora, scalzi! Insomma, è bello veder entrare in cucina tante persone diverse, con abitudini e culture differenti. Vengono qui da tutto il mondo: dall’Italia, dall’America, dall’Olanda, dalla Danimarca. Ognuno di loro riempie questa casa con un’energia particolare e unica. Dopo la colazione, ci sono chiaramente le stanze da rifare e anche lì l’attenzione al dettaglio è maniacale. Ma, sapete come si dice: tratta gli altri come vorresti essere trattato. Ed è un po’ come vivere ogni volta l’emozione del primo appuntamento. Poi c’è mio papà che cura il giardino e le centinaia di succulente in vaso che circondano la casa. Il restauro e la cura dei mobili, invece, è affidato alle mani di mio marito, che col tempo è diventato anche un abile falegname. Mia mamma, infine, e mia sorella che sono la mia forza, le mie colonne. Quando sono in dubbio, mi ascoltano e mi consigliano. Insomma, siamo un piccolo esercito, ognuno col suo compito. Una squadra e una famiglia. Ed è questo, credo, a contraddistinguere più di tutto Casa Marzapane: l’amore per ciò che facciamo.”

PH. Studio Zonzo