CASA LILLIPUT

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Giulia è una talentosa character designer freelance e si occupa di comunicazione visiva per brand e aziende. Vive a Milano in un piccolissimo appartamento di 24 metri quadri. Casa Lilliput è la sua base e il suo nido e a noi di Nytliv ha raccontato con orgoglio di come sia riuscita a conquistarsi questo spazio con i frutti del suo lavoro – ne va davvero fiera! Ma partiamo dal principio… Giulia, di cosa si occupa Juice for Breakfast?

“Il mio studio si occupa di direzione artistica e comunicazione visiva. In sostanza, aiuto aziende, piccoli business e case editrici a raccontare storie, promuovere servizi e lanciare nuovi prodotti traducendoli in progetti completi di storytelling e character design. In particolare, trasformo le loro idee in personaggi. E lo faccio davanti ad una buona colazione, con la musica in sottofondo, lasciandomi ispirare dai racconti dei miei clienti, ascoltandoli incantata come se fossero una fiaba.”

La tua mini casa è un piccolo gioiello. La metratura contenuta non ti ha impedito di creare un luogo confortevole e stimolante, in cui creare e lasciarti ispirare dall’atmosfera cosmopolita di Milano. Eppure tempo fa hai pubblicato su Instagram un lungo post nel quale racconti di come spesso ti capiti di doverti “giustificare” per il fatto di vivere in 24mq. C’è davvero chi giudica il successo di un professionista in base ai metri quadri della sua casa?

“Purtroppo sì, esiste ancora chi giudica il successo di un freelance dal luogo in cui vive o lavora, o dalla quantità di viaggi e vacanze che può permettersi. Capita spesso quando la persona che esprime il giudizio non ha mai provato a lavorare da libero professionista. Alcuni pensano ancora che la “normalità” sia il lavoro in agenzia o in azienda: lo stipendio fisso, i risparmi sul conto in banca, poter comprare una casa. Tutte cose a cui anche noi freelance spesso aspiriamo, ma non è la regola e soprattutto non è sempre possibile. Io come altri ho scelto una carriera insidiosa che prevede continui sgambetti e cambi di programma inaspettati, ma ci sono abituata. E sono anche abituata a stringere i denti e fare tutto il possibile per continuare a costruire, nonostante le condizioni sfavorevoli. Per questo Casa Lilliput è stata per me una vera conquista, un traguardo che solo qualche anno fa mi sembrava impossibile.”

Hai scelto di mantenere casa e studio separati. Come mai questa scelta?

Volevo dividere la mia vita privata da quella lavorativa. Inevitabilmente ciò ha comportato dei sacrifici. Dovendo mantenere anche uno studio, ho scelto di vivere in un micro appartamento per contenere le spese. Questo per me è come un nido nel quale mi sento al sicuro. Trovarlo è stato però difficilissimo. Gli affitti a Milano non sono esattamente a buon mercato. Oltretutto ho faticato tantissimo per negoziare con proprietari diffidenti che non volevano assolutamente avere nulla a che fare con una freelance. Non è stato affatto facile trovare qualcuno che si “fidasse” di me. Però è successo e questo dimostra che qualcosa si muove.”

Hai parlato di “normalità”. Ci racconti qual è la tua e quella di tanti freelance come te?

“Ci sono molti più lavoratori indipendenti di quel che si possa immaginare. Persone coraggiose che sognano un percorso tutto loro e desiderano costruire qualcosa di unico. Anche noi, ormai, rientriamo in quella “normalità” ed è importante farci sentire e dimostrare che non siamo creature mitologiche. Come tutti gli altri lavoratori di questo paese siamo perfettamente in grado di conquistare i nostri traguardi, senza bisogno di dimostrare alcuno status. In tal senso, Casa Lilliput per me rappresenta una crescita possibile: lavorare da freelance non significa necessariamente sacrificare tutto. Si può conquistare un pezzettino di mondo alla volta, senza fretta e con tanta pazienza, perché le cose belle richiedono tempo e tanta, tanta cura.”